ESPRIMETEVI PER PROTEGGERVI

Mi è stato chiesto più volte di curare articoli di matrice giuridica per riviste periodiche, in cui si disserta anche di Diritto, ma ho sempre rifiutato, perché ritengo che -a meno di essere davvero innamorati della materia- si scada in uno sbadiglio propedeutico allo sfoglio della pagina.

Questa volta, tuttavia, ho accettato, sia per soddisfare il mio desiderio di confrontarmi con esperienze di vita sempre nuove, sia perché ho ammesso a me stesso di essere stato presuntuoso. E non poco. Ho pensato, infatti, che si possa ovviare al problema con un bonario stratagemma. Scriverò -mi son detto- qualcosa sulla stagione estiva, appena terminata.

Un episodio “da ombrellone”. L’estate, si sa, è la stagione della libertà per antonomasia: ci si diverte, ci si rilassa, si lavora di meno e si spende il proprio tempo (e non solo quello, purtroppo) come meglio si crede. Quante volte, però, capita di sentirsi dire: “Divertiti, non pensarci”, oppure “Riposati, non ci pensare: vattene al mare” e, subito dopo, nel seguire quel consiglio, si riflette proprio sul concetto che si vorrebbe allontanare, almeno per un po’ di tempo.

Ebbene, è proprio in quegli istanti o in quelli successivi, che ci si può imbattere nelle migliori idee: credo di essere un po’ troppo retorico, nel citare l’espressione popolare “La notte porta consiglio”, benché rappresenti benissimo proprio ciò che può accadere in un periodo di vacanza. Vi spiego perché. Quante volte, sotto un ombrellone o nell’acqua di una piscina, si è letteralmente folgorati: no, non da un fulmine di un probabile temporale estivo, bensì dalla cosiddetta “idea brillante”, che porta a pensare ad alta voce o a raccontarla immediatamente a mamme pensierose, papà distratti, fidanzate perplesse, mogli sclerotiche, fratelli incerti o amici dell’ultim’ora.

Si potrebbe dire, dunque, che -in quei casi- la “notte” della mente, spenta per ferie, “porta consiglio”. Se il quadro ora dipinto non appare tanto inverosimile all’attento lettore, altrettanto possibile dovrà ritenersi l’ipotesi per cui, in quei precisi momenti, vi sia qualcuno lì, proprio accanto a voi. “Che vuoi che succeda”, vi direte, guardandolo in cagnesco, perché tanto ognuno -oggigiorno- pensa agli affari propri. Eppure, non smetterete di grattarvi il capo, quando vedrete o sentirete realizzare da altri il vostro progetto, rimasto incompiuto dopo un anno passato solo a tentare di iniziarlo, cercando -invano- di spostare i vostri impegni quotidiani, di lavoro e non.

“È impossibile: non ne è ho mai parlato ad anima viva” sarà il primo pensiero che vi frullerà per la testa, la quale -ormai più incredula di voiripenserà immantinente al fatto che -forse- avreste dovuto prestare più attenzione. Ciò che precede non è soltanto una potenziale, iperbolica sceneggiatura cinematografica, ma il ritratto di una persona, che -guardandosi allo specchio- potrebbe anche tentare di bagnare uno dei propri occhi -a sceltacon la propria peptina. I più combattivi, invece, penserebbero subito di rivolgersi (gratis, mi raccomando!) al proprio avvocato di fiducia.

In questi casi, però, non c’è difesa che possa reggere: il sorgere di una tutela giuridica dipende, infatti, dalla realizzazione, cioè dall’esteriorizzazione di un’opera o, per essere più generici, di un’idea. In definitiva, ciò significa che la semplice idea non è tutelabile in sé e per sé, ma è indispensabile che l’ideatore si trasformi in autore. Le parole, del resto, ci soccorrono non certo a caso: “poeta” (che indica sicuramente un “autore”) è una parola che deriva dall’antico Greco, in cui “poiew” significa “fare, agire”. Dal che si desume che poeta è, semplicemente, “colui che fa, che agisce”. Un’idea, perciò, è oggetto di specifica tutela, soltanto quando vede la luce, venendo realizzata (o comunicata, in alcuni casi).

È proprio in quel frangente, inoltre, che l’autore acquista il diritto d’autore, di cui si scriverà -periodicamente- in questa rubrica. Per dirla in “giuridichese”, il momento creativo rappresenterà il titolo originario (art. 6, Legge sul Diritto d’Autore). Nessuna differenza, poi, si può ipotizzare, se si decidesse di comunicare le proprie velleità progettuali a qualcuno lontano migliaia di chilometri.

Via email, ad esempio. Benché la rete Internet (la Rete delle reti) venga avvertita come una sorta di “far west”, ove è possibile “navigare”, trasferendosi da un luogo all’altro del pianeta in un batter d’occhio, la verità è che essa non è affatto un’entità geografica, ma un semplice (anche troppo, a volte) mezzo di comunicazione, che -peraltro- per sua stessa natura rende difficile -talvolta- collocare geograficamente il soggetto che si trova all’altro capo del telefono. O del personal computer, fate voi. Quel che è certo è che, nemmeno in un’occasione del genere, potremmo agire giudizialmente, neppure se conoscessimo esattamente il nostro interlocutore, che decide di realizzare l’idea prima di noi. E -magari- ci riesce pure appieno, recando a sé profitto, mentre a voi neppure il danno! Ecco, dunque, che l’invito iniziale non suonerà più così ambiguo e -forsenemmeno tanto banale:

esprimetevi per proteggervi!


Avv. Francesco G. Pizzigallo