Music

Per la rubrica musicale abbiamo pensato di pubblicare delle interviste interessanti guardando ai giovani talenti del territorio. Alcuni di loro suonano più al Nord Italia che qui, ma il loro talento nasce nel nostro territorio, si sviluppa qui e, in seguito, danno spettacolo sia nella nostra regione sia, addirittura, all’estero.

Renzo Rubino - Cantautore

Renzo, la promessa del cantautorato di Martina Franca... Com’è nata la tua passione nei confronti della musica, come hai scoperto di essere portato proprio per un genere musicale così complesso  e ricco di sfaccettature?

“Sinceramente, quando ero piccolo, volevo diventare attore, perché alle scuole medie c’era un corso teatrale pomeridiano, che permetteva ai ragazzi di essere giustificati per non aver fatto i compiti assegnati per il giorno seguente e, pur di non studiare, frequentavo questo corso.

Lì ho capito che, in qualche

modo, il palcoscenico mi apparteneva. Poi, sono stato

con una compagnia teatrale, “La Compagnia Delle Vigne, di Putignano, e ho iniziato a seguire la mia strada. (...) Il teatro ha influito molto anche dal punto di vista musicale, anche da quello che leggevo all’epoca, da quello che ascoltavo... Tutto ciò ha fatto nascere questa mia passione.”

Cosa dovrebbe fare un cantante per poter diventare un cantautore? Ha degli obblighi a livello teorico-musicale oppure è una questione di stile di vita?

“Secondo me una persona non “decide” di diventare un cantautore... ma è come una vocazione.

Ad un certo punto, mentre stendevo le pizze (perché io ho fatto anche il pizzaiolo), mi sono reso conto che non era la mia strada e mi sono fermato. E’ come se mi si fosse presentata un’entità che mi ha detto:”No, Renzo... Il tuo destino è la musica”. Io volevo fare il mio mestiere con passione, però, poi, crescendo, mi sono reso conto che era una vocazione: prima infatti cantavo solo per me stesso, ma in realtà sono uno strumento di divulgazione, noi siamo dei megafoni che inviano un messaggio a chi ci ascolta.

Non so se si può scegliere di diventare un cantautore, so solo che si sa da subito, è un momento di crescita, anzi credo sia stata la musica a scegliere me... Una vera e propria vocazione.”

Hai inciso un CD e ti stai preparando a farne un altro, ma precisamente il tuo lavoro in cosa consiste? Come si svolge?

“La giornata “tipo” di una persona che scrive è “assorbire” tutto quello che lo circonda, leggere tanto della cultura, delle vicende. Considerando che adesso ho un mio manager, un mio produttore, di conseguenza ho delle scadenze: è quindi un po’ più tecnico come lavoro. Mi capita spesso di svegliarmi la mattina, suonare il piano, leggere un buon libro. Se ho qualche impegno datomi dalla produzione, lo svolgo come ad esempio, la grafica dei miei lavori, però è tutto un lavoro musicale.

Poi esco, esco la notte, conosco persone. (...) Una sera ad esempio sono uscito da solo e sono entrato in un pub per vedere una partita di calcio e lì ho conosciuto una persona di Napoli, molto socievole, solo anche lui, che mi ha raccontato delle cose incredibili, abbiamo passato la sera insieme, visitato posti incredibili. Grazie a ciò ho scritto un pezzo, quindi è servito tantissimo.

Non bisogna dar niente per scontato, bisogna vivere la vita a pieno e non bisogna saziarsi mai della conoscenza.

La maggior parte delle tue canzoni le hai scritte a Martina oppure hai trovato maggiore ispirazione altrove?

“Non ti nascondo che la maggior parte delle mie canzoni è nata a Martina Franca, però questo è successo soprattutto perche ho un legame intenso non tanto con questa città, che amo, ma con il mio pianoforte. Sono molto legato al mio pianoforte. Porto sempre con me i miei quaderni, dove scrivo le cose quando mi vengono in mente, però quando torno a Martina ho il mio spazio, sul mio piano mi metto a suonare, le idee defluiscono e riesco a scrivere delle cose molto molto belle. (...)”

Per concludere dacci un consiglio, un incoraggiamento, facci capire che bisogna seguire la propria passione per poter avere delle soddisfazioni nella vita, proprio come credo ti stia capitando, visti i tuoi risultati soprattutto nell’Italia centro-settentrionale.

“Sarò brevissimo. Quando ho cominciato tre anni fa, suonavo con i Kitty Mour in un night club.

Gli altri due membri del gruppo non erano proprio felici di avere me come cantante, visto che ogni persona ha il suo timbro vocale, poi ero un po’ impaurito, non avevo mai cantato, pesavo trenta chili in più, però avevo un’idea... ed ero convinto che questa fosse l’idea giusta. Credendo sempre in se stessi si và avanti e bisogna fare un passo alla volta.

E’ un lavoro come tutti gli altri ma possiamo fare quello che vogliamo, non siamo dipendenti di nessuno, ma rischiamo lo stesso come qualsiasi dipendente. (...)

Oggi, dopo tre anni, ho ricevuto dei soldi dalla S.I.A.E.

Non ti nascondo che mi sono commosso. Se penso che ho cominciato in uno show girl... Per me è stato un regalo! Quello che voglio dire è che è stato un percorso, difficile e tortuoso, ma se sai quello che vuoi fare, pian piano, ci arrivi. (...)”

Grazie Renzo!

Angelo Piccoli


Camillo Pace - Contrabbassista

Ciao Camillo, sappiamo tutti che sei un bravissimo contrabbassista, hai avuto esperienze all’estero, hai studiato tanto, ma cosa ti ha ispirato a suonare il contrabbasso nella vita?

“Diciamo che il mio primo strumento è stato il basso elettrico, l’ho studiato per circa un paio d’anni con il maestro Franco Speciale per poi passare in conservatorio a studiare contrabbasso con il maestro Michele Cellaro. Posso solo dire che il contrabbasso, per quanto mi riguarda, è sempre stato uno strumento pieno di risorse sia musicali che spirituali, è uno strumento che mi ha dato, fin dal primo incontro, la forza di affrontare sia il palco che tutte le varie problematiche, che magari un musicista può incontrare durante la sua carriera; il contrabbasso è stata la mia spalla giusta, che ogni coppia cinematografica o musicale può avere per fare successo, un po’ come Bud Spencer e Terence Hill, che sono sempre stati super affiatati durante le loro riprese dei film… Io ho sempre avuto quell’affiatamento con il mio contrabbasso. È difficile  capire cosa mia abbia ispirato o soprattutto cosa mi abbia portato a suonare il contrabbasso, ma posso dire con certezza che se dovessi tornare indietro rifarei la stessa scelta per questo strumento!!!”

Da quanto tempo suoni e quanto tempo hai impiegato per poter suonare a livello professionale?

“Suono da 12 anni circa ed ho impiegato relativamente poco tempo ad entrare nei vari circuiti musicali, ho avuto la forza di lanciarmi direttamente su dei palchi attraverso delle jam session e lì sono riuscito a farmi notare dai vari professionisti del settore, che subito mi hanno chiamato per inserirmi nei diversi gruppi in cui mancava un bassista.”

Il tuo genere preferito sembra sia il jazz, ma cosa provi mentre suoni questa musica ricca di improvvisazione e piena di cambi, stacchi e ritmi particolari?

“E’ difficile da esprimere. Potrei scrivere un libro su cosa si prova attraverso l’improvvisazione, ma voglio solo dire che, quando si suona jazz, si entra in un’altra dimensione in cui la mente riesce a rendere semplice tutto quello che al pubblico in quel momento può sembrare complesso!!! Non so se hai mai sentito parlare di John Coltrane? Bene,  secondo me è un musicista che riusciva a suonare cose tremendamente difficili ma con una semplicità paurosa, questo grazie alla sua sensibilissima capacità di evadere dal mondo che lo circondasse e raggiungere il suo Karma interiore. Queste sono solo alcune sensazioni che si posso provare durante l’improvvisazione… il resto è la continuazione della voglia di libertà che ci riesce a far raggiungere mondi mai esplorati!!!”

Sappiamo che hai composto dei brani inediti, li hai scritti soltanto tu oppure hai ricevuto un supporto tecnico-musicale da parte di qualche altro professionista?

“Tutti i brani sono stati scritti interamente da me, però devo sempre ringraziare tutti i musicisti che ci hanno suonato dentro ogni brano, ognuno di loro è riuscito a lasciare una traccia indelebile del loro passaggio grazie alla sensibilità con cui si sono approcciati ai miei brani!!!”

In relazione alla domanda precedente, il tuo territorio, la città di Martina Franca, la Valle d’Itria, i trulli ed i campi coltivati in periferia, lo stile barocco delle costruzioni nel centro storico, tutto questo ha     alimentato la tua ispirazione oppure non ha per niente influito sulla tua creatività?

“Sono molto legato al mio paese e tutta la mia infanzia è avvenuta tra le campagne martinesi, infatti oltre ad occuparmi di musica insieme a mio fratello gestiamo un agriturismo e due agroalimentari tra Martina e Cisternino; questo fa capire quanto io sia legato a questo paese e alle sue bellissime terre fiabesche, ma devo dire a malincuore che purtroppo questa città  non è sempre vicina a i giovani artisti che lavorano tra queste mura; siamo sempre pronti ad ospitare grossi eventi che vengono da fuori, bene questo ci fa piacere, ma i nostri invece come vengono trattati? La cosa che più mi fa paura e che sotto ogni garage dietro la finestra di una piccola casa c’è una mente che lavora, scrive, dipinge , recita, suona e tanto altro ancora, ma nessuno considera queste persone. Ringrazio Dio perché, anche se in minima parte ancora, sono riuscito a far sentire la mia musica alla mia città, ma vorrei che questo paese possa dar  voce non solo a chi è ormai affermato, ma possa dar voce a tutti quelli che sono dietro nascosti nell’angolo ma capaci di fare grandi cose!!! Vorrei che ci fossero spazi dove potersi incontrare e discutere, dove poter scambiare delle idee costruttive per il futuro di ogni singolo ragazzo che ha un sogno e che ogni giorno spera si possa avverare.”

Adesso diamo un consiglio ai giovani musicisti che si divertono passando il tempo libero esercitandosi sperando che la propria passione, la musica, possa darli una possibilità in più nel proprio futuro.

“Non abbiate paura di osare e non dite mai “ok sono arrivato”, non basta una vita per arrivare al traguardo ma si può solo correre per essere sempre più vicini. Non arrendetevi mai di fronte al primo problema, se cadrete a terra  dovrete sempre avere la forza di rialzarvi ed andare avanti. Difficoltà ne incontrerete tantissime e persone che cercheranno di mettervi il bastone tra le ruote saranno all’ordine del giorno, ma voi non arrendetevi mai perché quello che un giorno riuscirete a raccogliere sarà il frutto del vostro grande impegno e allora  in quel momento vi accorgerete che tra le mani non avete un semplice strumento musicale ma il sogno dei vostri sacrifici che è diventato realtà e vi per metterà di scrivere la musica più bella!!!!

Grazie Camillo!

Angelo Piccoli


The Sunset Strip - Doors Tribute

Antonio, organista e Bassista, tu sei stato scelto come porta-voce in quanto fondatore del gruppo. Ma com’è nato questo progetto?

“Questo progetto è nato innanzitutto dalla mia passione per la musica e ovviamente per i Doors. La nascita del gruppo risale al settembre 2009 quando, dopo mesi di ricerca, trovai la formazione completa per iniziare questo progetto. Nel corso del tempo però la formazione è mutata e all’oggi vede me all’organo/basso, Angelo Piccoli alla chitarra , Claudio Cannarile alla batteria e alla voce il neo arrivato Cristiano Scalise che ha sostituito Filippo Marinelli che, nell’inverno appena trascorso, ha lasciato la band per impegni lavorativi.”

The Sunset Strip, perché hai voluto dare al gruppo un nome che non ha a che fare con i testi e con la discografia dei Doors? Qual’è il suo significato?

“Quello della “Sunset Strip” è stato un momento fondamentale per la nascita del mito Doors. Dovete sapere che la Sunset Strip è una delle più importanti e prestigiose strade di Los Angels e Paul Rothchild (produttore della band), per pubblicizzare l’uscita del primo album di questa band da lui definito innovativo ed esplosivo, fece posizionare su questa strada un immenso cartellone che ne pubblicizzava la sua uscita. Non si era mai visto prima un cartellone sulla Sunset Strip per pubblicizzare l’uscita un nuovo disco.”

Come nasce la tua passione nei confronti di questo gruppo leggendario?

“La mia passione per questo gruppo nacque molti anni fa quando ascoltai per la prima volta i Doors dai miei fratelli più grandi. Circa 6 anni fa però, oltre ad ascoltarli, iniziai ad appassionarmi alla loro musica, al loro sound, ai loro testi e in particolare al modo di suonare di Ray Manzarek (tastierista della band). La sua vasta cultura musicale lo portò ad inserire nei brani dei Doors richiami alla musica barocca, jazz, blues,rock, classica creando così uno stile vario ma allo stesso tempo unico nel suo genere. Inoltre lui, non trovando affinità con nessun bassista, decise di eseguire personalmente le partiture di basso con la mano sinistra utilizzando un “Fender Rhodes Piano Bass” e questo non l’aveva mai fatto nessun musicista prima di lui. Al Fender Rhodes Bass, Ray affiancava il mitico organo Vox Continental (sopranominato il re degli organi combo) e nella maggior parte dei live il Gibson G101.

Si può dire che lui sia senza dubbio il mio idolo musicale e suonarlo mi ha sicuramente fatto crescere musicalmente.”

E’ stato difficile cercare di affiatare il gruppo e creare un “sound Doors”?

“No, non lo è stato affatto. Sin dalle prime prove c’è stato sempre molto entusiasmo e voglia di fare e questo ha portato la band a raggiungere un “sound Doors” a tutti gli effetti. Io ho utilizzato gli strumenti originali di Ray (Vox Continental e Fender Rhodes Bass), Angelo ricrea gli stessi suoni utilizzati da Robby Krieger (chitarrista dei Doors) e Claudio Cannarile ricopre abilmente e impeccabilmente il ruolo di John Densmore (batterista dei Doors), ruolo questo non facile data la provenienza Jazz di Densmore.

Insomma, ho al mio fianco un’ottima squadra.”

Suonare in un tributo è come fare canzoni inedite? Qual’è il vostro obiettivo? Una tribute band di solito a cosa aspira?

“Suonare un tributo è “fare un tributo” ad una band che si ama. Personalmente suonare i Doors mi stimola tantissimo per l’amore e stima che ho nei riguardi di questa band e mi aggrata molto farla ascoltare e ad apprezzare a gente che magari dei Doors non aveva mai sentito parlare.”

Potresti dare un consiglio ai musicisti che suonano le canzoni dei propri idoli, sperando un giorno di poterli raggiungere a livello di fama?

“Oggi giorno molti ragazzi pensano che suonare cover sia inutile e che non porti a nulla anche se secondo me è completamente errato. Suonare delle cover di gruppi che han fatto la storia aiuta a crescere musicalmente e , unito alla studio teorico che non deve mancare, ci permette di poter fare degli inediti di qualità. A me personalmente suonare i Doors mi ha aiutato tantissimo con gli inediti che ho scritto , cosa che probabilmente non avrei fatto se non li avessi mai studiati!”

Grazie Antonio!

Angelo Piccoli